Thursday, March 8, 2012

PER LE STRADE DI SAN FRANCISCO

Le strade di San Francisco le conosco come le mie tasche. Le percorro tutti i giorni, tutte!
La cosa che preferisco delle strade di San Francisco e' che si aprono ad infinite possibilita'. La retta non e' il tratto piu' breve tra due punti. A volte, dirigendosi dalla parte opposta, si arriva dove si vuole andare, in meno tempo. La geometria a me mi fa un baffo.
Il mio mezzo di trasporto di ordinanza, la mia "batmobile", si chiama Odissey: un nome, un programma.
Avrei potuto scegliere una Sorento, se non fosse stato per quella erre mancante; o una Sienna, peccato per la enne di troppo (l'ortografia nell'acquisto di una vettura e' importante). Invece L'Odissea me la sono proprio andata a cercare: era giocoforza che avrei trascorso molte ore lontana da casa, guidando in circolo, cercando di mordermi il fanalino di coda.
Quello che mi serviva era un veicolo ad otto posti, buono per trasportare un'intera squadra di calcio e la sua tifoseria; buono per raccogliere l'occasionale bimbo randagio; buono per accumulare provviste in caso di esplosione atomica del giorno dopo.
Le strade di San Francisco, una volta dotati di cambio automatico, sono un gioco da ragazzi. Piu' che gioco, un videogioco: uno di quelli in cui stai percorrendo una strada piana e dritta e, al momento in cui giri l'angolo, c'e' la fossa delle Marianne. I miei passeggeri non soffrono la macchina, soffrono il mal di mare.
Nonostante questo, ai miei passeggeri non manca mai l'appetito.
Non importa a quale ora del giorno o della notte o a che punto della digestione, non appena si sale in macchina, immancabilmente, c'e' qualcuno che ha fame. Non la fame del tipo "che languorino, chissa' cosa si mangera' per cena...", ma la fame che "se non mangio qualcosa adesso vado in coma ipoglicemico o mi lamento rumorosamente fin che non mi sazi".
Il coma mi va anche bene, ma al lamento mi tocca lanciare la spugna.
Neanche avessi l'Arbre Magique al profumo di brasato!
Adesso quasi quasi contatto la Honda e suggerisco la messa a punto di un modello di minivan dove, al lato del conducente, c'e' una griglia per arrostire le salsicce.


Thursday, March 1, 2012

OPERATION HANSEL AND GRETEL

Having previously listed the pros and cons of both the American kid and  the Italian , I feel it's now time to talk about the Italian-American child, the one I have to take responsibility for.
It's now proven that the Italian-American kid represents the worst of both worlds. Just a few examples. He appreciates you cooking for him, but insists on helping.
He shows initiative and imagination, but doesn't clean up after himself.
He is so fearless to climb on the library roof, but not independent enough to come down on his own, without the help of the fire department.
He has the drive to conjure up a lemonade stand, but can't squeeze a lemon.
He sits down for ice cream and stands for salads; eats hamburgers with the use of silverware, and soup with a straw.

If you really want to know, this kid happens to be a girl. A mythological creature not so different from a Chimera, custodian of two, not always compatible, genetic components:
the ones that trickled down through time from the "Pioneers", and the ones that were chiseled from the "Genovese" stock.
On one side, the urge to push the limits; on the other, the urge to deny them.
On one side, someone that wants to climb the highest tree to touch the sky; on the other someone that knows her mom will take out the rosary beads at the mention of a tree.
On one side someone who is encouraged to do things on her own ("why don't you make your own breakfast?"), on the other, someone who is under constant death threat ("if you spill the milk I will kill you!"). This dichotomy needs to be dissolved before we are all made to lie on a psychoanalyst couch.
Especially because the aforementioned girl is not an only child, but rather the first of a long series.
Four in all. All four, girls. All of them hybrids.
I have tried to tame them. Some good came out of that.
Therefore I etched a diabolical plan with few objectives:
#1 Promote independence and stretch as much as possible the radius of the umbilical chord;
#2  Foster team spirit (One for all, all for one........all against me);
#3 Refine sense of direction;
#4 Force myself to be more of a pioneer and less than a puppeteer;
#5 Get a few hour of peace, if not (dare I say it?) sleep.

And this is how it happened that last Sunday I begun what shall be referred from now on as:
OPERATION HANSEL AND GRETEL.
Here's how to proceede.
Grab a group of girls aged between eight and thirteen, girls used to go about their business in a glass bubble (it's better if these girls are related to you by blood, there is a law about it - not my law) .
Blindfold them.
Drop them off at a random address in town, as long as it is remote.
Give each five bucks (for a more challenging version of the operation you can use foreign currency or Monopoly money) and a map of the city (again, not necessarily the city you are in).
Take away the blindfolds and explain to them that they have four hours to find their way home.
Leave the engine of the car idle so you can make a run for it before any objection is raised.
Don't worry, you will have a few seconds before their mouth will overcome the paralysis.

And so it happened that last Sunday I kidnapped my own daughters and abandoned them by the San Francisco Zoo.
Would they make it?
Would I?
As it turns out, I underestimated them.
In the four hour time allowance they managed to:
have lunch at their favorite restaurant; pilot themselves downtown, navigating a complex net of public transportation; visit the Mecca of make up, get a make over and a decent amount of samples;
last but not least, be extremely proud of themselves.

The girls are now asking me to repeat the operation on a weekly basis.
They did not catch me unprepared, phase two of my plan has already been activated:
I wonder how they would get back from Yosemite National Park with a map of Amsterdam!



Wednesday, February 29, 2012

OPERAZIONE " HANSEL E GRETEL"

Avendo precedentemente parlato del bambino italiano e del bambino americano, non mi resta che parlare del bambino italo-americano, ovvero il mio.
Sembra accertato che il bambino italo-americano rappresenti in se' il peggio dei due mondi.
Apprezza che tu cucini per lui, ma insiste per aiutarti. Ha iniziativa e immaginazione, ma non pulisce dopo il misfatto. E' tanto temerario da arrampicarsi da solo sul tetto della biblioteca comunale, ma non abbastanza da riuscire a scendere da solo senza l'aiuto dei pompieri. E' intraprendente da mettere su un banchetto per la vendita di limonata fatta in casa, ma la limonata glie la devi fare tu perche' ha pensato a tutto tranne che ai limoni.
Mangia sia a pasto che fuori pasto. Gusta il gelato da seduto e l'insalata da impiedi. Mangia l'hamburger con coltello e forchetta  e la zuppa con le mani.


Ipotizziamo che questo bambino sia in realta' una bambina. Una creatura mitologica simile alla Chimera, custode di due eredita' genetiche non sempre compatibili:
da un lato "i pionieri", dall'altro "i genovesi".
Da un lato la pulsione al superamento dei limiti, dall'altro la tendenza alla cautela (maniman......).
Da un lato si vuole arrampicare sull'albero per toccare il cielo con un dito, dall' altro sa che sua madre sta per tirare fuori il rosario.
Da un lato e' incoraggiata a fare cose da sola ( " perche' non ti prepari la colazione?"), dall'altro e' minacciata di morte ( " se rovesci il latte ti ammazzo!").
Questa dicotomia deve essere risolta prima che intervengano i servizi sociali.
Soprattutto perche' suddetta bambina non e' figlia unica, ma la prima di una lunga serie.
Quattro in tutto: tutte bambine, tutte ibride.

Ho provato a domarle. Ho sbagliato, avrei dovuto assecondarle.
E cosi' mi e' venuto in mente un piano diabolico; gli obbiettivi riassumibili nei seguenti punti:
#1 promuovere indipendenza e allungare il raggio del cordone ombelicale;
#2 acuire lo spirito di squadra ( uno per tutti, tutti per uno, tutti contro di me);
#3 sviluppare il senso dell'orientamento nelle fanciulle;
#4 diventare, io stessa, meno peon e piu' pioniera;
#5 avere qualche ora di solitudine, se non di pace.

Ed ecco nascere quella che d'ora in poi chiameremo col nome di
OPERAZIONE HANSEL E GRETEL.
Il postulato e' semplice:
" Prendete un gruppo di ragazzine tra gli otto e i tredici annni. Ragazzine che normalmente vanno in giro all'interno di una campana di vetro e sotto scorta papale.
Bendatele.
Depositatele in un posto qualsiasi, sebben remoto, della citta'.
Date loro cinque dollari a testa ( per fare la cosa piu' interessante potete fornirle di valuta straniera, o di soldi del Monopoli) e una mappa (la mappa non deve necessariamente essere quella del luogo, potrebbe essere quella di una qualsiasi capitale europea).
Togliete le bende dai loro occhi e annunciate che hanno il tempo massimo di quattro ore per trovare la via di casa da sole. Sgommate prima che le bimbe chiudano le falangi e facciano obbiezioni."

Detto fatto, domenica scorsa le mie figlie, da me rapite sono state rilasciate davanti allo Zoo di San Francisco. Quindi e' stato loro chiesto, no, mi correggo, imposto, di trovare la via del ritorno senza di me.
Loro ce l'avrebbero fatta, io meno.
Naturalmente le avevo sottovalutate.
Non solo allo scoccare delle quattro ore hanno fatto ritorno all'ovile. Hanno altresi' fatto in modo di:
pranzare nel loro ristorante preferito; pilotarsi in centro ( dalla parte opposta della citta') attraverso un complicato sistema di trasporto pubblico; visitare la mecca del maquillage, farsi truccare da professionisti e farsi riempire di campioncini omaggio.
Adesso chiedono di ripetere "Operazione Hansel e Gretel" ogni domenica.
Ma io ho gia' in mente la fase numero due dell'operazione.................vediamo come se la cavano nel parco nazionale di Yosemite.





Sunday, February 5, 2012

IL BAMBINO DI SAN FRANCISCO

Il bambino di San Francisco e' in parte foca.
Non sa cosa farsene del cappotto: solo mezze maniche e solo mezze stagioni.
Gioca a piedi nudi nella nebbia.
Sopravvive per ore in acque gelide ma se arriva un'ondata di caldo si ammala.
Ha una dieta ecclettica ed ecologicamente sostenibile.
Mangia pesce crudo e ananas cotto.
Fa il pieno di alghe e vuole i cavoli a merenda.
Usa i bastoncini cinesi come le sue mani.
Sa cucinare ancora prima di imparare a leggere le ricette. Il tofu non lo deprime.
Nessuno gli dice di: non sudare, non sporcarsi, di coprirsi.
Ha almeno una allergia, che sia vera o immaginaria.
Ha due mamme. O due papa'.
Sa che per fare i bambini ci vogliono:
a) un uomo e una donna; o,
b) una banca del seme.
E' multietnico e poliglotta.
Si toglie le scarpe ovunque e le dimentica.
Porta un calzino diverso dall'altro. Usa lo smalto per le unghie indipendentemente dal sesso.
Infatti, fino a otto anni, non si distingue il bambino dalla bambina.
Se ha le trecce e la manicure, spesso e' maschio.
Se ha i capelli corti ed e' un terzino spettacolare, spesso e' femmina.
Non giudica e non e' giudicato.

Monday, January 16, 2012

THE ITALIAN KID, A.K.A: THE INTERACTIVE KID.

The average American adult is in possession of an essential and revolutionary weapon unknown in Italy.
It is an imaginary shield, but for all intents and purposes very real, that surrounds the individual giving him, or her, instant isolation and protection.
You just need to broach the subject of "personal space"and immediately you activate a barrier that nobody can or will trespass.
One of the first things that children are thought is to believe in the existence of such a barrier and never to cross it.
For the Italian kid "personal space" is not real. It is easier for him to believe in Santa that in the fact that something might come between his body and yours.
The Italian kid and the concept of "personal space" are two opposed and adverse entities: the one will nullify the other. The Italian kid is to "personal space" what kriptonite is to Superman.

Having said that, let me give you an idea of an Italian kid visiting. You never know you might find yourself with one of these around.


The Italian kid does not destroy your house: not even when he plays soccer on roller skates and the goal post is the cabinet with your Swarovski collection.
The Italian kid is therefore magic.
He does not EVER open your refrigerator and never asks for food; he, on the other hand, expects a six course meal three times a day.
He is constantly asking questions, he is extremely curious, he touches you and kisses you at every opportunity (never mind he barely met you).
He wants to know your age, your shoe size and insists in showing you all of his shoes.
He tells you about his classmates: past, present, and future ones; he also tells you about their parents and their cousins.
He always has a word in an adult conversation and his comments are often spot on.
He has political opinions,historical perspective, ethical conscience.
He is very knowledgeable about America. He knows everything about soccer. He knows his timetables.
He is very fond of bracelets.
He is used to grown ups listening to him, explaining him things, talking to him and peeling his fruits for him.
He never gives up and he knows sooner or later you will.
He develops an obsession over one of your daughters and starts making wedding plans even if he is only eight.
Even in this case, you cannot convince him otherwise.

IL BAMBINO ITALIANO, OVVERO : IL BAMBINO INTERATTIVO.

L'adulto medio statunitense possiede uno strumento essenziale e rivoluzionario di cui in Italia non si sa ancora niente. Si tratta di uno scudo immaginario, ma non per questo inesistente, che circonda l'individuo e lo rende isolato e protetto all'istante.
Basta nominare il concetto di "spazio personale" e, immediatamente, si attiva una barriera che nessuno puo' infrangere. All'istante il tuo corpo si si espande di una superficie di circa tre metri in tutte le direzioni e guai a chi la tocca.
Una delle prime cose che viene insegnata ad un bambino e' quindi quella di credere nell'esistenza di questa barriera e a non sorpassarla. Avranno magari solo un anno e non sapranno camminare ma sanno gia' che se si avicinano scatta l'allarme rosso. Corrisponde un po' al nostro "levati dalle balle"; la differenza e' che questo e' molto piu' efficace.

Per il bambino italiano lo "spazio personale" non esiste. E' piu' facile che rinunci di credere a Babbo Natale che al fatto che non ti possa fiatare sul collo quando vuoi leggerti il giornale in pace.
Il bambino italiano e lo "spazio personale" sono quindi due concetti opposti e avversi: l'uno rende inesistente l'altro. Il bambino italiano ha lo stesso effetto sullo"spazio personale" che la kriptonite ha su Superman.

Avendo avuto numerosi bambini italiani ospiti per diversi giorni a casa mia, le cose che ho notato piu' spesso sono queste:

Il bambino italiano non ti distrugge la casa, neanche quando gioca a pallone su pattini a rotelle e usa come porta la mensola dove tieni gli Swarovski. Il bambino italiano e' magico.
Non apre il frigo a suo piacere, non chiede mai da mangiare ma si aspetta una cena di almeno sei portate.
Fa domande in continuazione, e' curiosissimo, ti tocca e ti bacia.
Vuole sapere la tua eta', il tuo numero di scarpe, ti vuole far vedere tutte le sue scarpe.
Ti racconta di tutti i suoi compagni di scuola, presenti passati e futuri; dei loro genitori e dei loro cugini.
Interviene sempre, e molto spesso a proposito, nelle conversazioni degli adulti.
Ha un'opinione politica, una prospettiva storica, una coscienza etica.
Sa tutto dell'America. Sa tutto del calcio. Sa le tabelline.
Adora i braccialetti.
E' abituato ad adulti che lo ascoltino, gli spieghino, gli parlino, gli sbuccino la frutta.
Non si da per vinto.
Ti prende per stanchezza e sa che prima o poi funziona.
Si innamora di una delle tue figlie che, a sua volta, non lo ricambia.
Anche in questo caso non demorde.



Saturday, January 14, 2012

OCEANO MARE

Di genovesi che hanno scoperto l'America ce ne sono stati prima di me.
Se e' vero che Cristoforo Colombo sapeva dove voleva andare, si e' perso ed e' finito in un posto ancora migliore, a me e' successa piu' o meno la stessa cosa.
Mi sono trovata a San Francisco senza passare dal via.
Sinceramente non ero preparata.

Tanto per cominciare il mare qui e' freddo; a noi liguri il mare piace quando e' un brodo.
Ci sentiamo a nostro agio solo se ci sembra di nuotare nella zuppa di pesce e mancano solo i crostini.
Nelle nostre spiaggie, prima di luglio, solo tedeschi o inglesi.
Quando da bambini vedevamo i turisti fare il bagno alla fine di maggio eravamo sicuri che sarebbero morti in giornata di polmonite.

Immaginate quindi il mio primo incontro con l'oceano Pacifico.
Del Pacifico non si vede il fondo, non e' mai calmo e, ogni tanto, tra le onde, spuntano una foca o una balena.
Solamente sul bagnasciuga si corrono piu' rischi che in trincea.

La vita di spiaggia e' animata da eroi del surf, da labrador al galoppo e da cavalli al guinzaglio.

La sabbia e' il terreno ufficiale di tutti gli sport: dal giavellotto alla box tailandese, dal kung fu alla ginnastica ritmica. Sul lungomare non si trovano le botteghe con ciabattine e souvenirs ma un vero e proprio villaggio olimpico.
La mamma della mia amica di Roma, quando e' in visita alla figlia, si alza alla mattina alle sei e va in spiaggia a praticare il Tai Chi con un gruppo di Coreani. Ai Parioli, nel suo condominio, non fa neanche le scale.

Con l'oceano testimone si rompe ogni barriera, si accettano nuove sfide e si mettono in gioco le regole.
In riva al Mediterraneo tuttalpiu' si legge, si ci assopisce, si sogna: l'unico sport estremo e' la briscola.
Il Mediterraneo ti culla, ti seda: e' un cucciolo che non abbaia e non morde.
Il Pacifico e' un gigante assopito, lo senti russare e ti auguri che non si svegli.

Eppure nei dieci anni che sono stata qua il bagno io l'ho fatto.
Una volta.
Fuori e dentro: "Tocciata e fuga".